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il Miele nel Pallone

"Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio" (cit. Jorge Luis Borges)

IL PAGELLONE DELLA 27° GIORNATA

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10 –NAPOLI: Grande prova degli azzurri che escono corsari dalla sfida dell’Olimpico contro la diretta pretendente al secondo posto. Vittoria meritata che, da un lato, sembra chiudere il discorso scudetto a favore della Juventus, dall’altro rende estremamente interessante la lotta per l’accesso diretto alla Champions League. Mertens (9) fa impazzire la difesa giallorossa, accompagnato da uno spartito partenopeo scritto alla perfezione dal Maestro Sarri.

9 – LA RISPOSTA DI SARRI E LA PARATA DI REINA: Spesso si ripete che, poco più di dieci anni fa, il Napoli navigava nelle acque della Serie C. Altrettanto spesso, lo si dimentica. E se negli ultimi anni gli azzurri hanno lottato per lo scudetto, per le posizioni Champions, hanno giocato contro le più grandi d’Europa (vedi Chelsea, Arsenal, Dortmund e Real Madrid) forse, per qualcuno non era abbastanza. Sarri dà l’ennesima prova di essere il tecnico principe del nostro campionato. Con una rosa obiettivamente inferiore a Juventus e Roma. Una voce a parte meriterebbe la parata di Reina al 90esimo e più: un colpo di reni e una reattività degni di un gatto. Evita il pareggio della Roma e si guadagna un plauso speciale.

8 – BELOTTI&IMMOBILE: Dopo il disastroso mondiale del 2014 scattava l’allarme per l’attacco azzurro. Balotelli e Cassano, i due talenti più sprecati dell’ultimo ventennio in casa Italia, chiudevano una parentesi piena di rammarico con la maglia della Nazionale e lasciavano il vuoto dietro di loro. Conte fece il miracolo tirando fuori dal cappello l’oriundo Eder e il centravanti Pellè. Ora è giunta l’ora del “Gallo” Belotti (22 reti in campionato, 1 in meno di un certo Messi) e di Ciro Immobile: entrambi  guidano Torino e Lazio alla ricerca di un posto in Europa. Entrambi rappresentano il futuro dell’attacco azzurro. 38 gol in due: nessuna nazionale del nostro continente ha, al momento, questi numeri.

7 – INTER E MILAN: Vittorie meritate che confermano la discontinuità delle due milanesi. Un posto in Europa League è riservato ad una di loro (gli altri, probabilmente, a Lazio e Atalanta). Il Milan attende la trasferta dello Stadium di venerdì sera e lì capirà tanto delle proprie ambizioni. L’Inter esce corsara da Cagliari con 5 gol che danno ossigeno puro a Pioli e ai propri ragazzi. Un bentornato a Icardi (7) che non segnava in trasferta da settembre: numeri che devono far riflettere.

6 – ATALANTA E GENOA: Potrebbe sembrare un mezzo passo falso quello dei bergamaschi che non vanno oltre lo 0 a 0 interno contro la Fiorentina (5) di Paulo Sousa. Dopo un girone e mezzo a ritmi elevatissimi, ci può anche stare un minimo rallentamento. L’Europa League è comunque alla portata degli uomini di Gasp e, l’augurio, è di vedere il prossimo anno la Dea giocare all’Old Trafford o al Velodrome.

5 – JUVENTUS : Il voto non è per il risultato in sé (un pareggio che porta in dote un punto guadagnato sulla seconda), quanto per l’ennesima prova grigia da un punto di vista del gioco. Ci sta il non aggredire l’avversario con il coltello tra i denti visto il risultato della Roma, ma ancora una volta gli sbadigli accompagnano la manovra offensiva della squadra di Allegri (che si dice vicino all’Arsenal: a Wenger si possono muovere tutte le critiche del caso, ma l’Arsenal è raro che giochi male). Un plauso all’Udinese (8) che, contro la capolista, mette in campo la giusta grinta per non uscire sconfitta e, forse, avrebbe meritato qualcosina in più.

4 –EMPOLI: Retrocedere con tre squadre come Crotone, Palermo e Pescara alle spalle sarebbe davvero un’impresa (negativa). L’Empoli è in una fase di ricostruzione e deve guardarsi attentamente dietro. L’andamento delle tre è da brividi, ma i toscani non possono permettersi di stare troppo tranquilli. E un punto contro il Genoa (7,5) avrebbe fatto comodo.

3 – ALLO 0-0 DI CROTONE-SASSUOLO: Il famoso “punto che non serve a nessuno”, con i calabresi che sciupano una possibile rimonta al quart’ultimo posto e i neroverdi che non sembrano ritrovare la brillantezza dello scorso anno.

2 – ROMA: Non che la vittoria contro il Napoli avrebbe proiettato i giallorossi in ottica scudetto, ma ritrovarsi – con il pareggio di Udine – a meno 5 dalla Juventus con i bianconeri impegnati a Napoli e poi all’Olimpico, avrebbe sicuramente dato del pepe al finale di stagione. Spalletti rinuncia (perchè?) a Salah che, da subentrato, crea parecchi pericoli alla difesa azzurra. Sconfitta in coppa Italia dalla Lazio e battuta dal Napoli in campionato. Giovedì arriva il Lione: il rischio è di veder svanire in pochi giorni tutti e tre gli obiettivi stagionali.

IL PAGELLONE DELLA 26° GIORNATA 

10 -ATALANTA: Quella del San Paolo doveva essere una sfida impari: da un lato una squadra reduce dall’impegno contro il Real Madrid, dall’altro un gruppo di giovani di belle speranze che stanno sognando ad occhi aperti. “L’unico modo per realizzare i propri sogni è svegliarsi”, diceva Benigni. E i ragazzi di Gasperini giocano sulle ali dell’entusiasmo e consci delle proprie qualità. 2 a 0 al Napoli che ora mette a repentaglio il terzo posto: la querelle tra Sarri e De Laurentis non aiuta l’ambiente.

9 – RADJA NAINGOLANN: Il belga – con origini thailandesi – poteva essere secondo solo a un Pirlo, a un Vidal o a un Pogba. Adesso domina incontrastato il podio dei centrocampisti nel nostro massimo campionato. Diventato vero e proprio tuttocampista, difende, imposta e segna. Corsa irrefrenabile e polmoni instancabili. Un perno insostituibile: se la Roma ancora spera nello scudetto è merito del suo ninja.

8 – IL 30 E LODE DELLA JUVENTUS: Il solo descriverlo sembra banale, ma vincere 30 partite consecutive in casa deve far riflettere le avversarie. La Juve sbaglia poco e niente e tra le mura amiche è un rullo compressore. Se non segna Higuain, c’è Mandzukic che domina per costanza e agonismo. Allegri non sarà il migliore e il peggiore allenatore in serie A, ma ha una rosa davvero importante.

7 – LE VITTORIE DI MILAN E LAZIO: Vittorie sofferte, in parteimmeritatee, ma fondamentalmente importanti per la corsa europea. Il Milan vince a Sassuolo tra mille polemiche, la Lazio batte di rigore l’Udinese. L’Europa League non è così lontana, ma la Champions rimane un miraggio.

6 – FIORENTINA-TORINO: Piacevole posticipo tra due squadre ambiziose nei progetti, ma deludenti nella realtà. Un pareggio che scontenta entrambe le compagini ed entrambi gli allenatori. 

5 – PESCARA : La cura Zeman, che sembrava aver avuto gli effetti sperati contro il Genoa, sembra rientrare nel match del Bentegodi dove il Chievo (7) si impone per 2 a 0. Che Zeman possa fare bene a Pescara è fuori dubbio, ma si inizi a programmare il prossimo campionato di serie B.

4 –INTER: Dopo le sconfitte contro Juventus e Roma i nerazzurri si sono aggrappati alle polemiche arbitrali che non giustificano gli zero punti ottenuti. Pioli deve crescere come allenatore: guidare una grande squadra significa anche questo.

3 – ALLA LOTTA RETROCESSIONE: Se sembravano condannare a inizio anno, a 3 mesi dalla fine del campionato Pescara Palermo e Crotone non riescono a rianimare la corsa per rimanere in serie a. Che valga da monito per il futuro.

2 – AI RIGORISTI DEL TORINO: Mihajlovic avrà pianto dentro vedendo, ancora una volta, un errore dagli 11 metri. Cambiando l’interprete, il risultato non cambia. Stavolta è toccato a Belotti (7) che ha avuto tuttavia il merito di riequilibrare la situazione.

LE STORIE DEL CALCIO D’AFRICA E LA VITTORIA DEL CAMERUN

camerun.jpgL’Africa, pur con i propri limiti, ha sempre saputo offrire storie che racchiudevano in sè trame geografiche, politiche e storiche che rimarranno negli annali del calcio (e non solo).

Il 22 giugno 1974, ad esempio, al Parkstadion di Gelsenkirchen durante la sfida mondiale Zaire-Brasile, si raccontò una di queste storie. All’85’, sul parziale di 3 a 0, ci fu una punizione per i verdeoro e mentre Rivelino era pronto a batterla il difensore africano Ilunga Mwepu si staccò dalla barriera calciando via il pallone e prendendo un’ammonizione. Ci si chiese, quasi innocentemente, se qualcuno avesse insegnato loro le regole basilari del calcio. Ma ciò che c’era dietro era una realtà a tinte drammatiche: Mwepu non era un amatore catapultato ai mondiali senza conoscere le regole del football. In quei tempi, in Zaire (e sino al 1997) era in vigore la dittatura di Mobutu Sese Seko, il maresciallo-presidente che voleva sfruttare lo sport e il calcio in particolare per aumentare il proprio consenso nel suo Paese (vicino al 99,9%: immaginate come) e ricucirsi una personale fama internazionale. Dopo il 9-0 subito contro la Jugoslavia, alla vigilia della sfida contro il Brasile “sussurrò” ai suoi giocatori: “Se perdete per più di 3-0 nessuno tornerà a casa vivo“. Mwepu, semplicemente, non voleva altro che poter rivedere ancora i suoi familiari.

Ci sono – per fortuna – anche le belle storie da raccontare. Ad esempio quella del Senegal di Diouf e Bouba Diop che, nel 2002, eliminò i campioni in carica della Francia. Oppure quella del Camerun che, nei mondiali di Italia ’90, sostenuti da gran parte di San Siro, si imposero per 1 a 0 contro l’Argentina di Maradona.

E proprio i Leoni Indomabili sono tornati ad alzare al cielo il più importante trofeo del Continente Nero. Nella finale della Coppa d’Africa 2017 si ritrovavano di nuovo di fronte Egitto e Camerun con i primi leggermente favoriti sui secondi. Ma il calcio, si sa, è agli antipodi della matematica e quando, a tre minuti dalla fine, il tabellone segna 1 a 1, i supplementari sembrano dietro l’angolo. Sembrano, perché un certo Aboubakar, sconosciuto ai più con un passato al Valenciennes, al Lorient, al Porto e attualmente al Besiktas (Napoli, lo ricordi?) si inventa, dal nulla, una giocata degna di un grande campione e ribalta lo svantaggio iniziale di Elneny pareggiato momentaneamente da Nkoulou.

Cuper si arrende, ancora una volta, all’atto finale dopo le due sconfitte in finale di Champions con il Valencia e quel drammatico 5 maggio 2002 sulla panchina dell’Inter. E Hugo Broos – una carriera in Belgio – abbraccia uno a uno i suoi ragazzi che ha reso un gruppo coeso e capace di sopperire ad assenze – e rifiuti – pesanti come macigni.

Non è più il Camerun di Eto’o che, in tribuna, ammira e applaude i suoi connazionali. Non è più l’Africa che eleggeva Drogba come uno dei più forti attaccanti del nuovo millennio. Ma è un continente che sa regalare emozioni e storie da raccontare: belle, come quelle delle “notti magiche” italiane o come quelle del Senegal in Corea e Giappone nel 2002, ma anche drammatiche come quella di Ilunga Mwepu.

IL PAGELLONE DELLA 22° GIORNATA

10 – LA PROVA DI FORZA DELLA JUVENTUS: La sconfitta di Firenze ha dato alla Juve la giusta motivazione per rialzare la testa e dare un morso – forse decisivo – al campionato. Lazio prima e Sassuolo poi (con il Milan in coppa durante la settimana) hanno assaggiato la grinta e la qualità della Juventus versione iperoffensiva. Allegri (6) sa di avere a disposizione talento innaturale, quello di Dybala (8,5) e Higuain (9) su tutti. E se Mandzukic (8,5), pur di giocare, si sposta sull’esterno e gioca in quel modo……

9 – SAMPDORIA: E dal nulla, la squadra di Giampaolo (8,5) diede lo scossone al campionato. Contro l’impenetrabile Roma di questo inizio 2017, i blucerchiati ribaltano lo svantaggio e vincono per 3 a 2 una partita bella e allo stesso tempo strana. Muriel torna al gol dopo 8 partite e conferma che, quando vuole, sa come parlare al pallone. E che bella scoperta questo Schick.

8 – INTER: Battuto facilmente il Pescara, inizia ora la settimana della verità. Prima la Lazio in Coppa Italia poi, domenica sera, il derby d’Italia allo Stadium. I neroazzurri hanno vinto le ultime 9 partite, ma confermarsi a Torino significherebbe aver trovato la ricetta vincente per il futuro. Ma, si sa, un conto è giocare contro Palermo e Pescara, un altro è affrontare questa Juventus. Sarà una partita bellissima.

7 – UDINESE: Del Neri ha rigenerato i friulani che, con Iachini, sembravano destinati alla serie B. 2 a 1 al Milan e tanti saluti alle parti basse della classifica. Dopo anni di talenti e scoperte, inizia un nuovo percorso. E chissà se De Paul e Fofana non abbiano già un destino segnato.

6 – FIORENTINA: Due punti persi contro il Genoa dopo essere stati in vantaggio per 2 a 0 e per 3 a 2. Chiesa (8) è ormai una conferma, Kalinic non perde il vizio del gol. Ma dietro qualcosa va registrato. Caceres sarà l’uomo giusto? Un plauso, infine, all’acquisto di Saponara: Firenze può essere la realtà ideale in cui sbocciare definitivamente.

5 – LAZIO : Una partita che poteva finire 4 a 0 e che, incredibilmente, la Lazio di Inzaghi perde 1 a 0 al 90esimo. Partita strana quella dell’Olimpico che difficilmente si può spiegare. 

4 –MILAN: Il Milan non è pronto per la Champions e, forse, neanche per l’Europa League. Tolte le prime tre, sembra un gradino sotto Inter, Fiorentina e Lazio. Sarà un girone di ritorno difficile: non sempre Donnarumma (6) o Locatelli (4, non è e non sarà mai Pirlo) possono salvare il Diavolo.

3 – AI PASSI FALSI DI NAPOLI E ROMA: Brutte battute d’arresto per le prime inseguitrici della Juventus capolista. La Roma cade a Genova subendo una rimonta improvvisa e dimostrando tutte le lacune difensive che l’assenza di Manolas ha evidenziato. Il Napoli ci prova ma trova un Palermo (6) orgoglioso che strappa un punto al San Paolo. Brutti questi punti persi. Forse decisivi.

2 – LA PAPERA DI POSAVEC: Uno dei migliori del Palermo, ma alla fine quella papera che salva il Napoli e lascia l’amaro in bocca al tifosi rosanero. La vittoria, obiettivamente, sarebbe stato troppo.

1 – LE PERDITE DI TEMPO DEL PALERMO: Forse è il momento di valutare seriamente la proposta di Van Basten. Gli ultimi 10 minuti più recupero dovranno essere effettivi: tempo sospeso se la palla non è in gioco. Si eviterebbero quelle perdite di tempo estremamente fastidiose che, purtroppo, qualsiasi squadra subisce ma allo stesso tempo sfrutta.

IL PAGELLONE DELLA 21° GIORNATA

10 – SARRI: Ormai non vi sono più dubbi: Sarri è il miglior allenatore del nostro campionato per un insieme di fattori che vanno dal gioco ai risultati, passando per crescita di giocatori e tattica calcistica. Ha reinventato un calcio che sembrava antico, riprendendo e innovando le teorie di Sacchi. Forse il miglior colpo dell’era De Laurentis, al pari di Cavani o Higuain. Sarri è il vero fuoriclasse di questa squadra e con lui sognare si può.

9 – LA PRIMA MEZZ’ORA DEL  NAPOLI: Quando Milik si infortunó, sembrava che sul Napoli dovesse abbattersi un tornado devastante. Ma quando da quando Sarri si è inventato Mertens prima punta, la squadra ha espresso un gioco ancora migliore di quello precedente. La prima mezz’ora di San Siro è calcio puro: tutto funziona alla perfezione. Se in Napoli reggesse questi ritmi per tutti i 90 minuti, il Real dovrebbe iniziare a preoccuparsi.

8 – JUVENTUS: Si riconferma la tesi per cui la Juve, dopo una brutta sconfitta e una prova incolore, si rialza e surclassa malcapitata avversaria. Questa volta è toccato alla Lazio che, in verità, è sembrata arrivare a Torino già come vittima sacrificale. Partita senza storia e Dybala-Higuain protagonisti assoluti. Ancora alla ricerca di gioco: Allegri deve lavorare.

7 – INTER E FIORENTINA: Squadre in un ottimo momento di forma che stanno trovando la continuità necessaria per ambire ai posti alti della classifica. L’una, rigenerata dalla cura Pioli e pronta, l’altra alla scoperta di nuovi talenti. Segnatevi questo nome: Chiesa.

6 – ROMA: Vittoria sudata quella contro.il Cagliari, ma tre punti fondamentali per non abbandonare il sogno scudetto. Dzeko nonostante tanti errori, non ha dimenticato come si segna. E la difesa, guidata da Manolas, è un bunker.

5 – GENOA : Il pareggio interno contro il Crotone sa di sconfitta. Due punti persi e una squadra in continua rivoluzione sul mercato. Lavorare cosi, per Juric, sarà sempre più difficile. 

4 –MILAN: Il vento sta cambiando e, nonostante l’avversario fosse il Napoli di Sarri, i rossonere sembrano lontani cugini da quelli della prima parte del campionato. Squadra incomprensibile e a tratti indecifrabile. 

3 -TORINO: Il Toro di Sinisa ha cambiato registro, ma in negativo. Squadra spenta senza mordente e Europa che ai allontana. Ljiaic alterna giocate da applausi a intere partite in ombra. Belotti l’unico appiglio che, purtroppo, non basta.

2 – LAZIO: Entrare allo Juventus Stadium in quel modo può significare solo.una cosa: sconfitta. E gli uomini di Inzaghi non riescono mai a mettere pressione alla Juve che vince facile e gestisce il vantaggio. Forse la Lazio ancora non è pronta per certi livelli. 

WAYNE ROONEY: NELLA LEGGENDA DELLO UNITED

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E il ragazzino diventò uomo.

Tipici lineamenti britannici, lentiggini e fisico massiccio. Debutto in Premier a 16 anni con la squadra del suo cuore, l’Everton, i blu di Liverpool rivali, da sempre, dei più ricchi cugini Reds. Un biennio con i Toffies per dimostrare a Ferguson che poteva diventare uno da United. E così, nell’estate 2004, in cambio di 39 milioni di euro, il bimbo prodigio passò ai Red Devils, guadagnandosi la convocazione per gli Europei sotto la guida di Sven-Goran Eriksson che lo definirà “il Pelè bianco“.

Fu tra i primi tasselli del nuovo corso United, quello che da un lato lasciava i vari Beckham, Yorke, Cole, Schmeichel per abbracciare, dall’altro, i nuovi gioielli Van Nistelrooy, Cristiano Ronaldo e lo stesso Rooney.

E da quel lontano 2004 iniziò la lunga ascesa al trono della squadra più vincente d’Inghilterra, superando – in termini di gol – simboli sacri come Mark Huges (164), Ryan Giggs (169 gol, ma al primo posto per presenze, ben 963), George Best (179), Denis Law (237) e, per ultimo, Bobby Charlton che, con 249 marcature, fino alla scorso sabato, era al primo posto dei marcatori Red Devils. Inarrivabile fino al gol contro lo Stoke, che ha salvato lo United dalla sconfitta e eletto Rooney a capocannoniere della storia dei Diavoli Rossi.

In questi anni, Rooney ha deliziato il proprio pubblico con prestazioni e gol che resteranno nella storia del calcio, su tutti la rovesciata nel derby contro il City vinto per 2 a 1 nel febbraio 2011.

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La storia lascerà al calcio un giovanotto, dallo sguardo sbarazzino e testa calda che solo un manager, un allenatore, un padre come Sir Alex Ferguson riuscì a far maturare, come calciatore e come uomo. E oggi, con la fascia di capitano al braccio, entra di diritto nel tempio dello United che, di campioni, ne ha abbracciati a decine.

Il bambino è diventato uomo, il calciatore è diventato leggenda.

IL PAGELLONE DELLA 20° GIORNATA

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10 – FIORENTINA: La Viola vince, domina e convince contro una Juventus che, in formato “trasfertacontrograndi” non sa far altro che soffrire. Da un lato campioni e presunzione, dall’altro una squadra organizzata e ben messa in campo. Sousa (9) disegna una formazione impeccabile, con un Sanchez (9) inventato difensore e insuperabile, ma sopratutto con il figlio d’arte Chiesa (9) a tener testa ad un certo Alex Sandro. Con uno stadio di proprietà e una proprietà più vicina, si può fare davvero bene.

9 – ROMA: Non bella come nella testa di Spalletti, ma concreta come lo stesso tecnico di Certaldo la vuole. Secondo 1 a 0 consecutivo, seconda vittoria in una trasferta insidiosa. La Roma c’è e, nonostante l’assenza di Salah, si candida seriamente per la lotta finale che porta allo Scudetto. Continuità e concretezza: su questa strada, nulla è impossibile.

8 – INTER: Battere il Chievo non era certo un’impresa, ma il voto va ad una squadra che ha dominato in lungo e largo per tutti i 90 minuti, con il gol di Pellissier unico neo della serata neroazzurra. Icardi (8,5) bomber implacabile, Gagliardini (7,5) buonissimo debutto, Perisic (7,5) sempre più decisivo. La Champions è dietro l’angolo, più possibile che mai.

7LAZIO: In silenzio e in punta di piedi, la squadra di Inzaghi è sempre lì. Con Keita impegnato in Coppa d’Africa, è Immobile a caricarsi sulle spalle l’attacco biancoceleste e, dopo il Crotone, è decisivo anche contro l’Atalanta. Arrivare tra le prime tre, viste le premesse estive, saprebbe di miracolo.

6 – MILAN-TORINO: Partita bella e strana quella allo stadio “Grande Torino” dove i granata giocano un tempo dominando per poi lasciare spazio alla rimonta rossonera. Un punto che serve quasi a nessuno e lascia l’amaro in bocca da una parte e dall’altra. Forse il Toro non è da Europa; forse il Milan non è da Champions.

5 – GENOA E SAMP: Alti e bassi – troppi – per le due squadre liguri, reduci da ottime prestazioni contro le grandi e capaci, l’una, di affondare a Cagliari per 4 a 1 e, l’altra, di non andare oltre lo 0 a 0 interno contro l’Empoli (6 per il coraggio). Si prevede un altro campionato di media classifica senza grandi speranze.

4 –LA REAZIONE DI GASPERINI: Va bene il nervosismo, ma il rispetto verso i direttori di gara prima di tutto. Brutta scena all’Olimpico dove Gasperini offende a telecamere unificate il quarto uomo. Espulso. E si prevede una squalifica (giustamente) non breve.

3 -PESCARA-CROTONE-PALERMO: Siamo solo alla prima giornata di ritorno, ma a parte un difficilissimo e clamoroso “colpo di reni”, il destino delle tre compagini è segnato.

2 – JUVENTUS: Un copione già visto nelle trasferte di San Siro e in quel di Genova. Squadra molle, senza mordente, senza carattere, senza testa. Al cospetto di una Fiorentina sulla carta inferiore, i bianconeri crollano a Firenze incapaci di reagire all’intensità viola. Poteva pareggiare per un rigore che c’era, ma non sarebbe stato meritato. La difesa non è pià la stessa di qualche anno fa. Pirlo, Pogba e Vidal invocano ancora un loro sostituto. E vedere Pjanic in panchina deve far pensare.

1 – ALLEGRI: Non si tratta del classico capro espiatorio. Semplicemente il tecnico livornese ha a disposizione una squadra che tecnici come Sarri o Spalletti sognano. Sono ormai mesi che la squadra non ha né un gioco né la grinta per sopperire alla mancanza di qualità in mezzo al campo. E’ evidente la responsabilità  di chi siede sulla panchina bianconera. E ora arrivano Lazio e Inter allo Stadium intervallate dalla difficilissima trasferta di Sassuolo.

IL PAGELLONE DELLA 19° GIORNATA

10 – ALLA VITTORIA DELLA ROMA: Tra le grandi, la squadra di Spalletti era chiamata alla prova più insidiosa, su un campo in cui la Juventus è uscita con le ossa rotte. I giallorossi portano via tre punti fondamentali dal Marassi e rimangono in scia dei bianconeri, dando un messaggio importante al campionato e al Napoli (prima avversaria per il secondo posto). E il tutto senza un giocatore fondamentale come Salah.

9 – ATALANTA: Che dire: il sogno continua. Nella settimana in cui i bergamaschi danno l’addio a Gagliardini (nuovo acquisto dei neroazzurri milanesi), Gasperini guida i suoi ad una vittoria entusiasmante per 4 a 1 sul campo del Chievo, mostrando gioco spumeggiante e concretezza da applausi. Record di punti nel girone d’andata: solo applausi.

8 – AL RECORD DELLA JUVE: La sconfitta in Supercoppa contro il Milan rischiava di lasciare strascichi pericolosi, ma i bianconeri dominando e affondando per 3 a 0 il malcapitato Bologna. Ed è una vittoria da record: 26 vittorie consecutive in casa, battuta se stessa. Higuain-Dybala, ad alti livelli, fanno paura a chiunque. Positivo l’inserimento di Rincon. Ma il centrocampo non è ancora da prima d’Europa.

7ALLE VITTORIE IN EXTREMIS: Cos’hanno in comune Tonelli, Perisic, Bacca e Immobile? Hanno regalato nei minuti finali, alle rispettive squadre, vittorie ormai insperate. Napoli, Inter, Milan e Lazio ringraziano e continuano la loro rincorsa alle posizioni alte della classifica. La lotta champions sarà quanto mai nelle ultime stagioni affascinante e combattuta. Un sette anche a Muriel

6 – SASSUOLO E TORINO: Sei, come la partita di Reggio Emilia. Sei, come il momento delle due squadre. L’una sta cercando pian piano di rialzarsi dopo mesi a ranghi ridotti per i numerosi infortuni. L’altra, in cerca di una identità precisa e continua. Entrambe con giovani interessantissimi che rappresentano il futuro del calcio italiano.

5 – ALLE VITTORIE DI MILAN, NAPOLI E LAZIO: Tre partite sulla carta abbordabili, vinte al 90′ o giù di lì. Va bene la pausa di due settimane, ma qualcosa non convince. Il Napoli abbraccia Pavoletti con Milik vicino al rientro: ossigeno puro. Bacca salva il Milan contro un Cagliari che, in trasferta, ha spesso subito barche di gol. La Lazio non doveva faticare così tanto contro il povero Crotone. Riflettere.

4 –CROTONE: Ha rischiato di portar via un punto dall’Olimpico, ma un errore difensivo e la rapacità di Immobile hanno detto che doveva finire in altro modo. Onore ai calabresi che, purtroppo, confermano ancora una volta di fare troppa fatica in un campionato di serie A.

3 – LA SCENEGGIATA DI REINA: Il Napoli, probabilmente, quella partita l’avrebbe vinta lo stesso. Ma l’espulsione ha condizionato l’ultima mezz’ora blucerchiata. Reina, neanche toccato da Silvestre, si butta a terra lamentando un contatto che non esiste.

2 – ALLA LOTTA RETROCESSIONE: Crotone, Pescara, Palermo: 29 punti in tre. Squadre non all’altezza della massima serie. Rose inadeguate. E alcuni presidenti davvero inadeguati.

1 – AL PEGGIOR PALERMO DI ZAMPARINI: C’erano una volta i campioni del Mondo Amelia, Zaccardo, Grosso, Barzagli e Barone. Sono passati i vari Amauri, Toni, Vazquez. Oppure i futuri campioni Cavani e Dybala. Ora, il Palermo, rischia una meritatissima retrocessione: senza arte nè parte.

IL PAGELLONE DELLA 15° GIORNATA

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10 – LE PARTITE DI MANDZUKIC E NAINGGOLAN: I guerrieri che i tifosi sognano di vedere ogni domenica, giocatori che danno anima e cuore in campo per la propria maglia. Queste sono state le partite di Mandzukic (bomber, mediano, difensore e addirittura portiere nel match contro l’Atalanta) e di Nainggolan, tuttocampista nel derby della capitale e autore di giocate e gol degne di nota.

9 – LE VITTORIE DI JUVE E ROMA: La Juve rialza la testa e batte, con cattiveria e classe, la malcapitata Atalanta che si ferma dopo vittorie su vittorie. Con Higuain (6) ancora in cerca della posizione giusta, Rugani (8) non fa rimpiangere Bonucci e un plauso particolare va fatto a Mandzukic (V. sopra). La Roma, dal canto suo, arrivava al derby quasi da sfavorita, visto il momento della Lazio ma è riuscita a strappare 3 punti fondamentali grazie alle ingenuità della difesa biancoceleste. Il calendario che le attende da qui a Natale è da brividi: Torino-Juventus e Roma-Milan il prossimo week-end, prima dello scontro diretto allo Juventus Stadium: saranno partite cruciali, per il presente e per il futuro.

8IL NAPOLI TIKI-TAKA: Che il Napoli giochi forse il più bel calcio d’Italia è cosa evidente, ma quando vinci e stravinci fino ad umiliare l’Inter con passaggi da Play Station, si deve solo applaudire e apprezzare in silenzio. Guardare l’azione del primo gol di Zielinski (8, grande partita la sua) fa capire quanto valga Sarri e quanto stia facendo con una rosa obiettivamente troppo ristretta.

7 – SASSUOLO E SAMPDORIA: Le compagini di Di Francesco e Giampaolo vincono partite che potevano essere insidiose. L’una batte 3 a 0 un’Empoli sempre più giù in classifica in attesa di ritrovare presto tutti gli indisponibili, l’altra mette a referto un netto 2 a 0 contro un Torino che ferma la propria corsa all’Europa proprio alla vigilia del derby.

6 –MILAN: Quella contro il Crotone è l’ennesima prova enigmatica di questa squadra che, nonostante tutto, è lì, seconda in classifica, a soli 4 punti dalla Juventus capolista. 2 a 1 faticosissimo contro il Crotone, ultimo in graduatoria, che a San Siro passa anche in vantaggio, prima di subire la rimonta firmata Pasalic e l’ormai solito Lapadula (7,5 per il carattere). Lunedì prossimo, all’Olimpico, si capirà un po’ meglio di che pasta sia fatto questo Milan.

5 – TORINO: Il Toro di Mihajlovic esce sconfitto da Marassi contro una buonissima Samp e inizia malissimo la settimana che porta all’attesissimo derby della Mole. Quella contro la Juve sarà una partita estremamente equilibrata che entrambe le squadre giocheranno con il coltello tra i denti.

4 – I POSTICIPI DEL LUNEDì: Chievo-Genoa: 0 a 0; Udinese-Bologna 1-0 al 93′. Se questo è lo spettacolo che la Serie A riesce ad offrire, allora in Lega diano uno sguardo alla Premier: qualsiasi partita ha un motivo di interesse prima, durante e dopo perchè lo stadio sia pieno e perchè davanti la TV si siedano milioni di spettatori.

3 INTER: 3 come i gol incassati dal Napoli. 3 (più Hamsik) come il tridente offensivo partenopeo che sfrecciava ovunque lasciando i difensori neroazzurri in cerca di se stessi. Che Pioli non fosse il capitano ideale per salvare la nave lo si poteva intuire, ma è tutta la squadra che non riesce a darsi un gioco, una continuità e, sopratutto, unità. L’allenatore ideale? Simeone. Ma con un ottimo giocatore per ogni reparto (portiere compreso).

2 –GLI ORRORI DIFENSIVI DELLA LAZIO: La Lazio esce sconfitta dal derby a causa dell’immaturtià dei propri giocatori. Il disastro di Wallace è quasi comico se non fosse visto come tragico dalla sponda biancoceleste della città. Marchetti si conferma ancora una volta portiere che soffre di vertigini ad alta quota. Ma ancora Felipe Anderson, che tanto riesce a creare grazie ad un talento sopraffino quanto a disfare quando si deve incaponire palla al piede. Keita impalpabile. Immobile spreca il poco che ha a disposizione. Esame di maturità: bocciatura.

1 – LE SCENEGGIATE DI STROOTMAN, LA REAZIONE DI CATALDI, IL CLIMA DEL DERBY: riassunto tutto nel titolo. Ancora una volta, Roma si conferma incapace di vivere un derby nella normalità.

0 – LE FRASI DI LULIC: Non sarebbe neanche da commentare l’uscita a vuoto del centrocampista bosniaco che offende non un giocatore della Roma, non un ragazzo di colore, ma un essere umano. Si parla di 10 giornate di qualifica. Purtroppo, è la società che dovrebbe cacciare persone del genere dalla propria squadra.

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